
Per il Procuratore aggiunto sono necessarie modifiche al codice penale e al sistema penitenziario
Per contrastare e sconfiggere la 'Ndrangheta in Calabria serve "una cura da cavallo" di cui il piano straordinario annunciato la settimana scorsa dal governo è solo "l'antipasto".
Lo ha detto Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, in una intervista a Reuters.
La 'ndrangheta in questo momento è in attesa, sta valutando l'azione dello Stato in risposta al "messaggio" mandato con l'esplosione dell'ordigno davanti alla procura generale di Reggio Calabria il 3 gennaio scorso, per poi "organizzarsi e mettere a punto una strategia", spiega Gratteri.
Sta valutando se "l'attenzione dei media ha spinto lo stato a reagire" e in questo momento le istituzioni "non possono sbagliare la risposta", avverte.
"L'aver fatto tanti arresti non significa che la 'ndrangheta adesso sia in difficoltà: non dobbiamo contare i latitanti presi, ma il numero dei nuovi affiliati" che spesso sono ben "inseriti nelle istituzioni" ed agire "sul sistema processuale, penale e detentivo".
A questo proposito, commentando il piano straordinario contro la criminalità organizzata che il Governo ha varato nel consiglio dei ministri tenutosi lo scorso 28 gennaio a Reggio Calabria, Gratteri ha detto "mi pare l'antipasto di quello che si dovrebbe fare".
Secondo il procuratore della Dda di Reggio è necessaria nell'immediato una "cura per febbre da cavalli" con modifiche "al codice penale e al sistema penitenziario".
"Serve l'informatizzazione del processo penale, per velocizzarlo, e si devono aumentare le pene per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso equiparando la pena base ai 20 anni previsti per il traffico di stupefacenti".
Secondo Gratteri il cosiddetto processo breve avrebbe un impatto minimo sulla lotta alla criminalità organizzata perchè "quelli di mafia sono processi con detenuti che hanno una corsia preferenziale per non far scadere i termini della custodia cautelare" e anche il ddl 'antipentiti' avrebbe poche conseguenze per la lotta alla 'ndrangheta dove il contributo dei collaboratori di giustizia è "quasi nullo" e le indagini sono prevalentemente di tipo tradizionale.
Per questo motivo, ha concluso Gratteri, "temiamo le modifiche alla norma sulle intercettazioni telefoniche: una restrizione in questo campo segnerebbe la fine delle indagini contro la 'ndrangheta".
Per contrastare e sconfiggere la 'Ndrangheta in Calabria serve "una cura da cavallo" di cui il piano straordinario annunciato la settimana scorsa dal governo è solo "l'antipasto".
Lo ha detto Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, in una intervista a Reuters.
La 'ndrangheta in questo momento è in attesa, sta valutando l'azione dello Stato in risposta al "messaggio" mandato con l'esplosione dell'ordigno davanti alla procura generale di Reggio Calabria il 3 gennaio scorso, per poi "organizzarsi e mettere a punto una strategia", spiega Gratteri.
Sta valutando se "l'attenzione dei media ha spinto lo stato a reagire" e in questo momento le istituzioni "non possono sbagliare la risposta", avverte.
"L'aver fatto tanti arresti non significa che la 'ndrangheta adesso sia in difficoltà: non dobbiamo contare i latitanti presi, ma il numero dei nuovi affiliati" che spesso sono ben "inseriti nelle istituzioni" ed agire "sul sistema processuale, penale e detentivo".
A questo proposito, commentando il piano straordinario contro la criminalità organizzata che il Governo ha varato nel consiglio dei ministri tenutosi lo scorso 28 gennaio a Reggio Calabria, Gratteri ha detto "mi pare l'antipasto di quello che si dovrebbe fare".
Secondo il procuratore della Dda di Reggio è necessaria nell'immediato una "cura per febbre da cavalli" con modifiche "al codice penale e al sistema penitenziario".
"Serve l'informatizzazione del processo penale, per velocizzarlo, e si devono aumentare le pene per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso equiparando la pena base ai 20 anni previsti per il traffico di stupefacenti".
Secondo Gratteri il cosiddetto processo breve avrebbe un impatto minimo sulla lotta alla criminalità organizzata perchè "quelli di mafia sono processi con detenuti che hanno una corsia preferenziale per non far scadere i termini della custodia cautelare" e anche il ddl 'antipentiti' avrebbe poche conseguenze per la lotta alla 'ndrangheta dove il contributo dei collaboratori di giustizia è "quasi nullo" e le indagini sono prevalentemente di tipo tradizionale.
Per questo motivo, ha concluso Gratteri, "temiamo le modifiche alla norma sulle intercettazioni telefoniche: una restrizione in questo campo segnerebbe la fine delle indagini contro la 'ndrangheta".
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