Vivi Reggio Calabria

martedì 27 aprile 2010

Sequestrati beni per 8 milioni di euro a imprenditore edile affiliato alle cosche

L'uomo è stato arrestato per gestione mafiosa di appalti pubblici per rifacimento 106 Ionica
sequestro beni   La Dia di Reggio Calabria ha sequestrato beni per otto milioni di euro riconducibili all'imprenditore Terenzio Antonio D'Agui', che secondo gli investigatori aveva ottenuto la fornitura di materiale edile negli appalti pubblici grazie ai collegamenti con le cosche Talia-Vadala' e Morabito. L'uomo e' gia' in carcere.
L'indagine fa riferimento all'operazione 'Bellu lavuru', condotta dai carabinieri nel giugno 2008, in cui emersero gli interessi delle cosche negli appalti pubblici. Si fa riferimento ''alla gestione ed al controllo, con metodo mafioso, di opere pubbliche afferenti una quota d'appalto per rifacimento della Ss 106 jonica, in particolare della cosiddetta 'Variante di Palazzi', e di lavori per la realizzazione dell'Istituto scolastico 'Euclide' di Bova Marina''.
AdnKronos

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Arrestato il boss Tegano a Reggio primo tra i ricercati calabresi

Il suo nome è legato alla guerra di mafia che ha mietuto centinaia di vittime fra l'85 e il 91
arresto  La polizia ha fatto irruzione in una abitazione in località Perretti di Reggio Calabria dove Giovanni Tegano, boss della 'ndrangheta, è stato sorpreso mentre era in compagnia di altre persone.
Al momento dell’irruzione il boss e le altre persone non hanno opposto resistenza e sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’arresto a Tegano sono stati notificati una serie di provvedimenti restrittivi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di armi ed altri reati. Sulle modalità dell’arresto gli investigatori mantengono il massimo riserbo anche perchè sono in corso una serie di accertamenti.
Con l’arresto di Tegano i poliziotti diretti da Renato Cortese hanno inferto un ulteriore duro colpo alle cosche della 'ndrangheta. Tegano era inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi del ministero dell’Interno.
Il 13 luglio del 1995 erano state diramate le ricerche in campo internazionale. Gli investigatori da diverso tempo gli davano la caccia non esitano a ricordare che il «nome dei Tegano è legato alla guerra di mafia che ha mietuto tantissime vittime». Le cosche contrapposte nella guerra di mafia durata dall’ottobre '85 all’estate del '91 erano da una parte i De Stefano, Tegano, Libri, Latella, Barreca, Paviglianiti, Zito, dall’altra Imerti, Saraceno, Condello, Fontana, Serraino, Rosmini. Nella guerra di mafia furono uccise oltre seicento persone. Dopo la notizia dell’arresto il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è congratulato con il Capo della polizia Antonio Manganelli. La cattura di Tegano, ha sottolineato Maroni “è il colpo più duro che si potesse infliggere oggi alla 'ndrangheta essendo il numero uno dei ricercati calabresi».
Fonte: Agenzie di stampa

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Rivolta di Rosarno: in manette per sfruttamento italiani e stranieri a capo di un' organizzazione

Costringevano i lavoratori a condizioni disumane. Sequestrate aziende per un valore di 10 milioni di euro
rosarno  Arrestate trenta persone nella cittadina calabrese di Rosarno.
Indagini avviate dopo gli scontri: Emergono sfruttamento e minacce ai lavoratori extracomunitari.


Almeno trenta persone in carcere. E' questo, per il momento, il bilancio del blitz in Calabria contro il racket dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù degli immigrati in agricoltura. L'operazione anti-caporali nasce dalle indagini avviate nel gennaio scorso, dopo la clamorosa rivolta degli extracomunitari  impegnati nella raccolta degli agrumi.
Dalle indagini emerge chioaramente che alla base di quella rivolta c'era lo sfruttamento e le condizioni inique in cui gli immigrati erano costretti a lavorare. Gli immigrati, inoltre, avrebbero subito anche ripetute minacce. I lavoratori extracomunitari erano costretti, infatti, a lavorare mediamente dalle 12 alle 14 ore al giorno ricevendo un compenso di una decina di euro al giorno. Gli extracomunitari che si ribellavano subivano ritorsioni e minacce. La rivolta di Rosarno, infatti, fu determinata proprio dal ferimento a colpi d'arma da fuoco di due lavoratori extracomunitari.
I trenta arrestati sono accusati di essere una parte dell'organizzazione di sfruttamento. Tra loro ci sono sia italiani che extracomunitari. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrate venti aziende e duecento terreni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Sono state scoperte anche numerose presunte truffe compiute nei confronti degli enti previdenziali.


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venerdì 23 aprile 2010

Arsenale per agguati scoperto a Roma. Arrestati tre calabresi

Solo uno di loro è incensuato gli altri pregiudicati usavano come copertura l'attività di allevatori
arsenale Armi, polvere da sparo e cartucce.
I carabinieri di Roma hanno sequestrato alle porte della città un vero e proprio arsenale e arrestato tre persone di origini calabresi. Le armi consistono in una mitraglietta Uzi di fabbricazione israeliana con matricola abrasa, un fucile a canne mozze rubato, una pistola a tamburo e un altro fucile con matricola contraffatta ed erano nascosti in una baracca in un recinto dove i tre allevavano anche degli animali.
Sequestrati anche 4 chili di polvere da sparo e 480 cartucce di vari calibro. Dei tre arrestati uno è incensurato e due sono pregiudicati (di cui uno per 416 bis, associato ad una consorteria mafiosa di Gioia Tauro).
Tutte le armi erano ben conservate e funzionanti.
«Sono armi tipiche utilizzate negli agguati» ha spiegato nella conferenza stampa il comandante del gruppo Carabinieri Roma-Ostia, colonnello Giuseppe Lagala: «Ora – ha proseguito il colonnello – procedono le verifiche e gli accertamenti balistici per vedere se e quando sono state utilizzate per agguati o rapine in Calabria o nella stessa capitale». Si tratta di armi pronte per l’uso, perfettamente funzionanti, con munizioni di diverso calibro al punto che gli investigatori pensano che la baracca dove sono state trovate, che funge da deposito di frutto e attrezzi di lavoro, «poteva essere una base d’appoggio per un gruppo di fuoco pronto ad agire».
Le indagini proseguono con rastrellamenti nella zona per «verificare se ci sono altri covi». I tre arrestati, sposati con tre sorelle, tutti residenti a Mazzano Romano, in via della Maglianella, usavano come copertura l’attività di allevatori.
Uno solo di loro è incensurato, uno dei pregiudicati era stato già arrestato nel 2002 per aver fatto parte di un clan di Gioia Tauro ed era ai domiciliari per una vicenda di usura e di estorsione, estranea alla criminalità organizzata.


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giovedì 15 aprile 2010

Mafia infiltrata nelle amministrazioni comunali. 26 Arresti dei carabinieri a Reggio

In manette anche consigliere comunale di Condofuri
arresto a reggio   Operazione di carabinieri e polizia nel reggino per l’esecuzione di 26 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti di altrettante persone accusate di fare parte della cosca Rodà-Casile, operante nei territori dei comuni di Condofuri e San Lorenzo e che avrebbe cercato anche di condizionare le decisioni dell’Amministrazione comunale di Condofuri in carica dal 2004 al 2009.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivo di armi e munizioni, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Dda reggina, la cosca Rodà-Casile aveva una vera e propria strategia di controllo del territorio finalizzata all’acquisizione del controllo del territorio tramite l'imposizione del racket a danno degli operatori economici del comprensorio, all’aggressione degli appalti pubblici promossi dal Comune di Condofuri, al traffico di armi e munizioni, al condizionamento delL'Amministrazione comunale.
In manette è finito anche un assessore del Comune di Condofuri. Si tratta di Filippo Rodà, assessore ai Lavori pubblici.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria, avrebbero accertato l’ingerenza della 'ndrangheta anche nelle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009. In particolare gli investigatori, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che la cosca era riuscita non solo ad inserire la candidatura di un 'proprio uomo' ma anche a fargli raccogliere un tale numero di preferenze da farlo risultare primo degli eletti. Un risultato che ha poi indotto il sindaco, che risulta estraneo all’inchiesta, a nominare Rodà assessore ai Lavori pubblici.
                  

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mercoledì 14 aprile 2010

Furto per 6 milioni di euro ai danni dell'Asp di Reggio Calabria. Indagate otto persone tra sanitati e amministrativi

Segnalazione della GdF alla Corte dei Conti
ospedale Un danno erariale per oltre 600 milioni di euro cagionato all’Asp di Reggio Calabria è stato segnalato dalla Guardia di Finanza della compagnia di Palmi alla sezione regionale della Corte dei Conti.
Alla magistratura contabile, inoltre sono state segnalate otto persone, tra operatori sanitari, amministrativi, funzionari ed amministratori, ritenuti, a vario titolo, responsabili di condotte illegittime che stanno alla base del danno alle casse dell’ex Asl 10 di Palmi che, dopo la riforma della sanità calabrese, è confluita nell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria.
Il lavoro delle Fiamme Gialle ha riguardato il contratto di adeguamento del sistema di telecomunicazioni satellizzato ed hanno così riscontrato, oltre a vicende rilevanti sul piano penale, anche il mancato utilizzo dei servizi di «teleradiologia» e «telecardiologia».
Si tratta di due innovativi sistemi di diagnostica che consentono, anche attraverso l’abbattimento dei costi di gestione, il monitoraggio a distanza dello stato di salute dei paziente affetti da patologie cardiache. In particolare, dal centro di radiologia dell’ospedale di Palmi, attraverso immagini digitalizzarte, le radiografie, le ecografie e le Tac giungevano al cosiddetto centro d’ascolto di Reggio Calabria.
Due le centrali di ricezione: l’Utic di Polistena e la Cardiologia di Palmi; sei invece i Punti di primo intervento: Oppido Mamertina, Taurianova, Palmi e l’Unità operativa di rianimazione dell’ospedale di Polistena. Il primo accesso dei finanziari presso queste strutture risale all’ottobre di due anni fa.
In quella circostanza è stato accertato che la «teleradiologia», ancorchè attiva dal giugno del 2005, era stata resa operativa solo ad un anno di distanza dall’acquisto del servizio tramite una convenzione con l’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; convenzione non rinnovata nel maggio del 2006, anche se il contratto aveva un’estensione fino all’aprile del 2011.
Inoltre è stato accertato che il sistema di «telemedicina» applicata alla cardiologia ( risalente al maggio del 2007) non è mai stato avviato a «causa di problematiche di natura tecnica e della mancata nomina di un responsabile unico del procedimento». «Non è stata riscontrata l’esecuzione di collaudi in presenza di personale specializzato, mentre sul fronte dei costi di gestione l’ex Asl di Palmi e l’Asp di Reggio Calabria hanno onorato i pagamenti con oltre 500 mila euro, a fronte, comunque, di una carente attività a tutela della salute pubblica, nonchè di un mancato sfruttamento dei benefici derivanti dalla potenzialità di impiego degli apparati acquisiti, quali la migliore qualità della vita connessa alla celere diagnosi, il minore rischio di mortalità e l’abbattimento dei costi di gestione generale».
Infine, l’attività della Guardia di Finanza ha accertato ulteriori problemi amministrativo presso l’Asp 5: la duplicazione dei pagamenti, pari a 107 mila euro, per canoni fatturati da Telecom Italia a fronte dei servizi offerti; la corresponsione di un somma ulteriore, parti a 195 mila euro, agganciata alla fatture emesse dalla stessa società telefonica.

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Il presidente Scopelliti il 19 aprile lascerà la poltrona di sindaco di Reggio

Convocata ultima seduta del Consiglio per il suo mandato
palazzo san giorgio reggio  L'Ufficio di Presidenza ha convocato, nella sala adunanze di Palazzo S. Giorgio, in seduta straordinaria, per il 19 aprile alle  9, il Consiglio Comunale di Reggio. L'unico punto all'Ordine del giorno
  riguarda "gli adempimenti ex artt. 68 e 69 del Dlgs. 267/2000 - Contestazione causa incompatibilita' sopravvenuta al Sindaco On.le Giuseppe Scopelliti, proclamato Presidente della Giunta della Regione Calabria con verbale del 9 aprile 2010 dalla Corte di Appello di Catanzaro - Ufficio centrale regionale".
Agi

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Inizia il processo contro Giovanni Strangio presunto killer della strage di Duisburg nel 2007

Sull'imputato pende la responsabilità della uccisione di 6 persone per la faida di San Luca
giovanni strangio  Al via oggi davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Locri il processo che vede imputato Giovanni Strangio, ritenuto il killer della strage di Duisburg e rinviato a giudizio il 9 marzo scorso dal gip del Tribunale di Reggio Calabria con l'accusa di omicidio plurimo.
Il processo si apre a oltre due anni e mezzo dalla strage avvenuta il 15 agosto 2007, quando Marco Marmo, Francesco Pergola, Tommaso Venturi, Marco Pergola, Francesco Giorni e Sebastiano Strangio, appena usciti dal ristorante italiano ''Da Bruno'' a Duisburg, vengono travolti da una raffica di proiettili che li falcia uno per uno.
Un eccidio brutale che sconvolge l'Europa e costringe Berlino a fare i conti con la sempre piu' ingombrante presenza della 'ndrangheta sul suo territorio. Una strage maturata nell'ambito della faida di San Luca tra il gruppo dei Nirta-Strangio e il contrapposto schieramento dei Pelle-Vottari-Romeo al quale appartenevano le vittime.
I sei morti di Duisburg sono infatti la risposta all'omicidio di Maria Strangio, uccisa il giorno di Natale del 2006 in un agguato indirizzato in realta' al marito della donna, Giovanni Luca Nirta, e a Francesco Colorisi, rimasto ferito in quell'occasione insieme al minorenne Domenico Nirta. Secondo gli investigatori, pur di vendicarsi, Strangio sacrifica il tacito accordo di non alzare troppa polvere nei fatti interni alle cosche, rompendo quella che fino ad allora e' stata una tradizione: Pelle-Vottari-Romeo da una parte e Nirta-Strangio dall'altra lasciano morti ammazzati con una certa discrezione.

Fonte: Agenzie di stampa

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martedì 13 aprile 2010

Ufficializzati i nomi dei consiglieri regionali.

Probabilmente Pino Gentile avrà la delega a Turismo e Ambiente



pino gentile Si è tenuta la proclamazione degli eletti al Consiglio regionale per le circoscrizioni di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Per oggi è fissata la proclamazione per le circoscrizioni di Cosenza e Crotone.
A CATANZARO sono stati eletti 8 consiglieri.
Per il PDL: Pietro Aiello, Mario Magno e Domenico Tallini; Lista 'Scopelliti Presidentè: Claudio Parente; UDC: Francesco Talarico; PD: Antonio Scalzo e Pietro Amato; Lista 'Autonomia e Diritti - Loiero Presidentè: Vincenzo Antonio Ciconte.
A REGGIO CALABRIA sono stati eletti 13 consiglieri.
Per il PDL: Alessandro Nicolò, Giovanni Nucera, Antonio Stefano Caridi, Luigi Fedele e Santi Zappalà; Lista 'Scopelliti Presidentè: Giovanni Emanuele Bilardi e Candeloro Imbalzano; UDC: Pasquale Maria Tripodi; Lista 'Insieme per la Calabrià: Antonino Rappoccio; PD: Giuseppe Bova e Demetrio Battaglia; Rifondazione – Comunisti Italiani: Antonino De Gaetano; IDV: Giuseppe Giordano.
A VIBO VALENTIA sono stati eletti 5 consiglieri.
Per il PDL: Nazzareno Salerno; Lista 'Scopelliti Presidentè: Alfonsino Grillo; UDC: Francescantonio Stillitani; PD: Bruno Censore; Lista 'Autonomia e Diritti – Loiero Presidentè: Ottavio Gaetano Bruni.
Intanto per domani è fissato il passaggio di consegne tra l'uscente Agazio Loiero e Giuseppe Scopelliti a Palazzo Alemanni. Il neo governatore avrebbe deciso di mantenere la delega alla Sanità e probabilmente, Pino Gentile, sarà il vicepresidente della Regione con la delega al turismo o all'ambiente.

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lunedì 12 aprile 2010

Renato Bellofiore vince a Gioia Tauro



elezioni Renato Belofiore è il nuovo sindaco di Gioia Tauro con un consenso pari a  4.743, sostenuto da Lista Civica Cittadinanza Democratica,
Lista Civica Bellofiore. Il primo cittadino andrà a ricoprire il posto finora tenuto dall'ex sindaco Giorgio Dal Torrione (centrodestra), eletto il 28 maggio 2006 con il 53,3 percento.
(ang.mend.)

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giovedì 8 aprile 2010

Cinque comuni calabresi al ballottaggio

Si voterà a Vibo, Lamezia, Gioia Tauro, Acri e San Giovanni in Fiore
ballottaggi Ancora pochi giorni prima di sapere chi siederà sulla poltrona di sindaco nelle città di Vibo Valentia, Lamezia Terme, Gioia Tauro, Acri e San Giovanni in Fiore che andranno al ballottaggio domenica 11 aprile. A Vibo ultimo scontro fra Michele Soriano, centrosinistra e Nicola D'Agostino sostenuto dal PdL e da due liste civiche.
Poi, a Lamezia è sfida aperta fra l'uscente Gianni Speranza sostenuto dal centrosinistra e Ida D'Ippolito candidata del centrodestra.
Niente maggioranza al primo turno ad Acri, centro cosentino, dove i due candidati hanno avuto un distacco di soli 41 punti e al ballottaggio andranno l'uomo dell'Udc e Partito socialista, Gino Trematerra (il cui figlio Michele è stato eletto con un ottimo consenso di voti in Consiglio regionale), e Giacomo Cozzolino sostenuto dal centrosinistra.
A San Giovanni in Fiore, si tornerà a votare per scegliere fra il centrosinistra che appoggia Francesco Belcastro e il centrodestra che schiera in campo Antonio Barile.
Infine, a Gioia Tauro domenica 11 aprile urne aperte fino alle 15 del giorno seguente per votare il sindaco che sarà scelto fra l'ex eurodeputato PdL Umberto Pirilli e Renato Bellofiore sostenuto da due Liste civiche.
In attesa dei risultati....
 Angela Mendicino

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Traffico di stupefacenti fra Calabria e Lombardia. Cinque arresti tra affiliati a cosca Lo Giudice e Iamonte

Operazione diretta dagli investigatori calabresi con supporto degli agenti milanesi
arresti  Sono cinque le persone arrestate tra Milano e provincia nell'ambito dell'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria contro un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e con contatti con le cosche reggine Iamonte e Lo Giudice.
Secondo quanto è possibile apprendere, a quattro degli arrestati viene contestato il reato associativo, mentre per una quinta solo la detenzione di droga a fini di spaccio. Sempre secondo le prime informazioni, quattro dei cinque avrebbero commesso reati tra Calabria e Sicilia, e solo uno sarebbe coinvolto in un giro di spaccio nella provincia milanese. I cinque sono stati arrestati dagli agenti della Mobile meneghina su richiesta degli investigatori calabresi titolari dell'indagine.

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Traffico di droga fermato a Reggio. Coinvolte 63 persone

Dalle indagini non sarebbe emerso un ruolo diretto delle cosche
traffico droga  Un’organizzazione che gestiva un vasto giro di spaccio a Reggio e nella provincia è stata scoperta dalla Polizia di Reggio Calabria. Coinvolte 63 persone accusate di far parte di un gruppo dedito al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. Dalle indagini, comunque, non sarebbe emerso un ruolo diretto delle cosche nel traffico di droga, ma il coinvolgimento di singoli affiliati.
Su questo aspetto, le indagini proseguono. Tra gli arrestati, accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione e spaccio, figurano anche numerose persone ritenute affiliate alla cosca Lo Giudice che opera nel quartiere Eremo Condara di Reggio.
Da qui il nome dell’operazione di oggi, «Eremo».
I componenti del gruppo, secondo l’accusa, si rifornivano di droga che poi spacciavano a Reggio e provincia. Una parte della sostanza finiva anche sulle piazze di Roma e Milano, dove sono stati eseguiti alcuni arresti. Nel corso delle indagini, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria e condotte dalla squadra mobile, sono state sequestrate ingenti quantità di eroina, hascisc e marijuana.                  

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mercoledì 7 aprile 2010

L'Anas querela "Calabria Ora" per le accuse sull'uso di materiale scadente sulla Salerno-Reggio



salerno-reggio L'Anas ha dato mandato ai suoi legali di querelare il quotidiano Calabria Ora. Lo rende noto la societa' che spiega di essere giunta ''alla determinazione di rivolgersi alla giustizia perche', nonostante le continue repliche, il quotidiano calabrese ha continuato una campagna di generiche, ma gravi accuse di uso di materiali di qualita' scadente nella costruzione dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria".
Dinanzi a tali "reiterate affermazioni diffamatorie, mai appoggiate da un benche' minimo fondamento - si legge nel comunicato della Spa - l'Anas ha deciso di ricorrere in via giudiziaria nei confronti del Direttore responsabile Paolo Pollichieni, dell'Editore Paese Sera e di un giornalista". Nel contempo l'Azienda presentera' un esposto all'Ordine dei Giornalisti della Calabria perche' vengano valutate tutte le eventuali mancanze deontologiche da parte dei giornalisti autori degli articoli.

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martedì 6 aprile 2010

Comunali 2010:Michele Tripodi stravince le elezioni a Polistena


michele tripodi  'La lista 'Rilanciamo Polistena', con candidato a Sindaco Michele Tripodi - si legge in un comunicato - ha stravinto le elezioni comunali, riuscendo ad ottenere ben 3384 voti totali e distanziando di oltre 1170 voti la lista dell'Amministrazione uscente, fermatasi a poco piu' di 2200''.

''Il popolo di Polistena ha risposto, e recepito, fino in fondo - continua il comunicato - il nostro messaggio. Un messaggio di onesta' e di cambiamento, depurato dai metodi clientelari, dalle collusioni, dalle complicita', che si propone di rinnovare la politica nelle idee e negli uomini e che, finalmente, ci consentira' di formare una nuova classe dirigente, capace e con l'unico obiettivo di far ritornare Polistena un punto di riferimento per la Piana di Gioia Tauro''.

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venerdì 2 aprile 2010

Bambino ferito in un agguato, 26 e 23 anni ai presunti mandanti


sentenza
Sono stati condannati, rispettivamente, a 26 ed a 22 anni di reclusione, Leonardo ed Antonino Foti, zio e nipote, accusati di essere i mandanti dell’agguato in cui il 6 giugno del 2008 a Melito Porto Salvo fu ferito per errore un bambino di 4 anni, Antonino Laganà. Obiettivo dell’agguato in cui fu ferito il bambino era in realtà un pregiudicato Francesco Borrello, che restò invece illeso. Antonino Laganà fu ferito mentre stava partecipando insieme a numerosi compagni ad una manifestazione per festeggiare la fine dell’anno scolastico sul lungomare di Melito Porto Salvo.
La sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, presieduto da Silvana Grasso, nei confronti di Leonardo ed Antonino Foti ricalca, sostanzialmente, la richiesta che era stata fatta dal pm della Dda di Reggio Calabria, Gianni Musarò. Il pm, infatti, aveva chiesto la condanna a 26 anni per Leonardo Foti ed a 22 anni e sei mesi per Antonino Foti, solo di sei mesi superiore, dunque, a quella effettivamente comminata, . Non è stato mai identificato, invece, l’esecutore materiale dell’agguato contro Francesco Borrello in cui rimase ferito il piccolo Antonino Laganà.


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Giovane commerciante ucciso in un agguato a Monasterace


omicidio  Un giovane commerciante è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in un agguato a Monasterace Marina, piccolo centro che divide la provincia di Reggio Calabria con quella di Catanzaro. La vittima, Angelo Ronzello, di 26 anni, gestiva un negozio a Stilo, altro paese della zona. L'uomo, secondo quanto ricsotruito dagli investigatori, era andato cena a casa di alcuni parenti, all'uscita, dopo il pasto, è stato raggiunto da 6 colpi di fucile che non gli hanno lasciato scampo. L'omicidio è stato compiuto in una traversa della strada statale che da Monasterace conduce a Stilo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Locri diretti dal tenente colonnello Valerio Giardina. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Locri, Federico Nesso. Ronzello risulta essere un pregiudicato, quindi le indagini si stano orientando verso una faida che da qualche tempo pare sia scoppiata nuovamente nella locride. Ronzello - secondo quanto si è appreso - sarebbe stato ucciso da due sicari. 

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